martedì, 29 aprile 2008



Ciao ragazzi mi assento per un pò per un viaggio in solitaria.

Felice Vita e Buona Montagna a tutti da Dorino.

www.escursionando.net


“Quelli che temporeggiano per paura del rischio e per eccessiva prudenza

subiranno le conseguenze della loro inattività:

vivranno vite insignificanti e moriranno “piccole” morti,

aspettando e avendo paura.

Essi non vedranno mai le stelle,

neanche nei loro sogni.”

(A.Olberg)



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lunedì, 21 aprile 2008








La leggenda della pioggia del Monte Brancot
.

Dal libro FANTAMONT di Dorino Bon.

 

Un vecchio e maestoso grifone volteggiava elegantemente tra le magiche correnti d’aria al di sopra del fiume Tagliamento. Con le sue grandi ali disegnava il cielo sopra il ponte di Braulins, mentre con la sua potente vista cercava qualche carcassa di animale per sfamarsi. Il suo volteggiare armonico, tra le musiche delle correnti venne improvvisamente interrotto da una specie di lamento. Il grifone con lo sguardo andò a cercare l’origine di quello strano lamento. Si guardò in giro attentamente, mentre continuava nel suo elegante volteggio, e tra le nubi nere e grosse, proprio sopra la cima del monte Brancot, che sovrastava il paese di Braulins, vide uno stuolo di piccoli angeli. Lo strano lamento proveniva proprio da li. Il grifone invertì il proprio volteggiare e con decisione si avvicinò alla cima del monte, lasciandosi cullare dalle correnti. I lamenti provenivano proprio dagli angeli, ma non si trattava di lamenti ma bensì di pianti a dirotto. Il grifone scese lentamente volteggiando e si posò perfettamente ed elegantemente sulla cima del monte a pochi centimetri dal bastone di legno che indicava la cima del monte Brancot, facendo sventolare lo straccio rosso annodato alla sua estremità. Dal monte si poteva ammirare un bellissimo panorama sul paese di Braulins. Il grifone alzò il suo sguardo verso lo stuolo di angeli che stavano sospesi nell’aria ad un metro circa dalla cima.

“cosa vi è successo? Perché state piangendo?”,

chiese il grifone guardando gli angeli che continuavano a piangere  incessantemente.

“Ci dispiace averti creato preoccupazione, ma ogni volta che le nuvole diventano grosse e scure inspiegabilmente iniziamo a piangere a dirotto, ma siamo ancora più tristi perché le nostre lacrime  si trasformano successivamente in pioggia che poi cadrà su Braulins e gli abitanti saranno tristi”.

Gli rispose un angioletto uscito dallo stuolo .

Il cielo su Braulins diventava sempre più scuro e la luce diminuiva sempre di più. Poco distante dalla cima del monte Brancot uno stormo di rondini effettuava spensieratamente un infinità di evoluzioni acrobatiche ad alta velocità, sfiorando i prati del monte Brancot.Saranno state almeno cento rondini e il loro schiamazzare si sentiva fino in paese.

“Ma quello non è il grifone?” chiese la rondine anziana al suo assistente.

“Si è proprio lui. Ma cosa vuole fare agli angeli? Vuol fare il duro anche con loro?!”.

 La rondine anziana non rispose alla domanda del suo assistente e piegò bruscamente a destra verso la cima del monte.

“Andiamo a vedere cosa sta accadendo, non vorrei che succedesse qualche cosa di brutto a quei poveri angioletti.” , disse preoccupata l’anziana rondine.

Virò verso destra e in picchiata chiudendo le ali, si diresse verso la cima del monte Brancot, seguita dallo stormo.

Intanto sulla cima gli angeli continuavano a piangere a dirotto e il grifone li fissava con aria triste, senza dire nulla . “Cosa posso fare io per voi? Vedervi piangere mi fa star male”, disse con aria triste l’anziano rapace, rivolgendosi agli angioletti.

 Non puoi fare nulla, questo è quello che ci accade da sempre ogni volta che vediamo questi brutti e grossi nuvoloni scuri. Succede sempre così e tutte le nostre lacrime diventano pioggia. Purtroppo noi piangeremo fino a quando il cielo non ritornerà blu e il sole risplenderà. Solo allora noi saremo felici e torneremo a sorridere.”, rispose un angiloletto uscito dallo stuolo.

Intanto la rondine anziana, con a fianco il suo assistente, si dirigeva a tutta velocità verso la cima del monte mentre davanti ai suoi occhi vedeva distintamente il grifone e gli angioletti.

“Che cosa intendete fare?”. Chiese l’assistente urlando per farsi capire dalla rondine anziana.

“nulla. Voglio solamente sincerarmi che tutto stia andando bene”, rispose la rondine anziana e con tono perentorio ordinò: “Ora seguitemi!”

Mancavano pochi metri alla cima del monte Brancot e sotto di lei c’era il grifone, mentre circa un metro sopra, sospesi nell’aria c’erano gli angeli che continuavano a piangere. La rondine anziana chiuse ancora più le ali e passò tra il grifone e gli angeli, sfiorando ad alta velocità la testa del grifone, seguita da tutto lo stormo di rondini che si comportarono in egual modo. Il grifone non fece una piega, rimase indifferente, continuando a fissare con lo sguardo triste, gli angeli sospesi nell’aria sopra di lui che continuavano a piangere. La rondine anziana continuò la sua picchiata verso il paese di Braulins, virando a sinistra, poi risalì bruscamente prendendo quota sopra la cima del monte.

Mentre risaliva girò il capo verso il suo assistente e guardandolo con gli occhi semichiusi a causa della velocità, gli disse:”A me sembra che sia tutto a posto”.

“A me invece sembrava che il vecchio grifone volesse mangiarsi uno di quei piccoli e indifesi angioletti”, rispose l’assistente con tono convinto e serioso. Arrivarono molto alti sopra la cima del monte. La rondine anziana virò diverse volte e quindi scese nuovamente in picchiata verso il grifone e gli angeli, seguita perfettamente dallo stormo.

Vai pure. No ti preoccupare per noi. Sei stato molto gentile.”, disse il piccolo angelo rivolgendosi al vecchio grifone. Il grifone abbassò lo sguardo triste e girò il capo verso il paese. Ormai la luce era stata sostituita dal colore scuro dei nuvolosi che si ingrossavano sempre di più.

Ma io non voglio vedervi piangere. Devo fare qualche cosa!”,disse il grifone rigirandosi nuovamente verso l’angelo portavoce.

Ti ripeto: non ti preoccupare. Questa è la natura. Tra poco le nostre lacrime toccheranno la terra di Braulins e si trasformeranno in pioggia”, disse l’angelo avvicinandosi al vecchio grifone. Intanto la rondine anziana che stava volando, si girò verso il suo assistente e con tono deciso gli ordinò:”Voi virate e tenetevi alti. Io vado a sentire gli angeli.”

“non potete andare da solo. Il grifone vi assalirà”, tuonò seccato il suo assistente.

“Non vi preoccupate. So quello che faccio! Allontanatevi!”, esclamò la rondine anziana. L’assistente seppur controvoglia obbedì e porto dietro a se lo stormo salendo e virando a destra nel cielo buio, mentre con lo sguardo continuava a seguire la rondine anziana. Pochi istanti e la rondine si trovò sopra lo stuolo di angeli rimanendo sospesa nell’aria. Si rivolse ad un angelo e gli chiese: “Cosa sta succedendo?......... Cosa vuole il vecchio grifone?....avete bisogno di aiuto?”. L’angelo continuando a piangere guardò con stupore la rondine e le rispose: “Non vi preoccupate. Il vecchio grifone è solo preoccupato per il nostro pianto e sta male per questo.”

“Ma sei sicuro che il grifone non vi ha fatto nulla? E’ vero ciò che mi dici?”, chiese la rondine anziana.”

“Siiiiiii!!! Il grifone è solo preoccupato per il nostro pianto!!”, rispose l’angelo.

Il grifone  continuava a soffrire sentendo il lamento degli angeli. Continuava a girare nervosamente il capo saltellando e gurdando nervosamente verso gli angeli e verso il paese.

Ma siete sicuri di non aver bisogno d’aiuto.?!”, chiese nuovamente la rondine all’angelo.

“Noooooo!!!!ma come ve lo devo dire?!!!! Il grifone è stato molto gentile. Voleva solo aiutarci!!”, rispose l’angelo un po’ indispettito. La rondine salutò l’angelo, con lo sguardo di chi è titubante, quasi a voler far capire allo stesso di non creder a ciò che gli aveva detto , riprese quota velocemente, dirigendosi verso lo stormo che la stava attendendo , con a capo il suo assistente. Il grifone si diede una piccola spinta verso il vuoto in direzione del paese, aprì le sue grandi ali e iniziò a farsi cullare dalle correnti, ma mentre virava vicino alla cima guardando gli angeli, tra l’erba qualche cosa attirò la sua attenzione. Virò  repentinamente a sinistra e si abbassò velocemente verso il sentiero che portava alla cima del monte Brancot. Rimase per qualche istante immobile a fissare un qualche cosa sul punto in cui si era appoggiato.

“E’ fantastico!!!”, urlò euforico il grifone, guardando una genziana che sbucava da una roccia proprio nella parte sommitale del sentiero. Alcune lacrime cadute dagli occhi degli angeli, casualmente avevano centrato l’interno della genziana (il piccolo contenitore), provocando una piccolissima nube color blu, uguale al colore della genziana, e la stessa nube saliva lentamente verso il cielo. Il grifone rimase come paralizzato nel vedere quello spettacolo.

La rondine anziana contenta di aver accertato che gli angeli stavano bene e non avevano bisogno di aiuto, stava volando tranquillamente e mentre volava continuava a pensare al comportamento del vecchio grifone. La rondine era rimasta sorpresa dal fatto che un rapace rude come il grifone potesse essere così sensibile. Ed è proprio mentre pensava che la sua attenzione venne attirata dal comportamento del suo assistente che la stava attendendo con lo stormo a qualche centinaio di metri in linea d’aria da lui.

Il suo assistente cercava di fargli capire qualche cosa agitandosi e gridando, ma la rondine anziana non riusciva a sentirlo.

La rondine anziana era preoccupata dal suo comportamento e non riuscendo a sentire quello che voleva dirle decise di risalire in quota e scendere in picchiata per raggiungere prima il suo assistente. Volò quindi verso l’alto e raggiunta la quota desiderata, puntò con lo sguardo il suo assistente che stava ancora agitandosi e gridando. Chiuse a se le ali e si diresse in picchiata verso di lui ad una velocità fortissima che quasi costringeva a tenere chiusi i suoi piccoli occhi. Dall’altra parte anche l’assistente aveva deciso di fare altrettanto. Le due rondini si stavano raggiungendo in picchiata volando una verso l’altra. Mancavano pochi metri a che le due si incontrassero e la rondine anziana intuiva che l’assistente stava disperatamente cercando di dirle qualche cosa, ma la velocità eccessiva e il rumore del vento non le permettevano di capire cosa stesse dicendo.

Passarono una a pochi centimetri dall’altra, quasi sfiorandosi.

“Attentaaaa!!!!! Si giriiiiii!!!!”, le gridò l’assistente, virando a sinistra dopo aver sfiorato la rondine anziana. La rondine anziana istintivamente virò sulla sua sinistra e salì rigirandosi all’indietro ed è proprio in quel momento che si vide quasi addosso l’anziano grifone che la stava inseguendo. Gli si gelò il sangue, ma continuò ugualmente il suo volo scendendo in picchiata verso la sottostante cima del monte Brancot.

“fermati,fermati!!! Aiutami ti prego!!!”, le gridò il grifone. La rondine a quel punto rallentò e per la seconda volta in pochi attimi, si stupì del comportamento del grifone, lasciandosi raggiungere dallo stesso.

“mi devi aiutare…..ho bisogno del tuo aiuto e di quello del tuo stormo. Voi siete velocissime e assieme potremmo aiutare gli angioletti”, le disse tutto trafelato il grifone, affiancandola mentre continuava ascendere verso la cima del monte.

“Non ti capisco. Cosa vorresti fare?”. Esclamò la rondine schivando il battito delle ali del vecchio grifone.

“Non voglio veder piangere quei poveri angioletti. Vederli così mi fa star male.”, le rispose il grifone.

“E cosa intendi fare? Lo sai che per loro ogni volta che i nuvolosi diventano grossi e scuri è una pena. Lo sai che non puoi fare niente.”

“lasciami tentare!”, le rispose in grifone con lo sguardo compassionevole.

“va bene. Dimmi che vuoi fare”,esclamo l’anziana rondine.

“seguimi ti voglio far vedere una cosa”, le disse il grifone con un’aria divenuta improvvisamente felice, mentre aumentava la corsa verso la cima del monte.

Il grifone si appoggio dolcemente sul punto dove aveva visto la genziana. Ed attese un istante l’arrivo della rondine. Dalla genziana ogni qualvolta che una lacrima degli angioletti centrava la sua cavità, usciva una meravigliosa nube di colore blu e lentamente saliva verso il cielo.

“Ecco cosa voglio fare. La vedi quella nuvoletta?”, chiese il grifone rivolgendosi alla rondine indicandogli la piccola nuvoletta colorata che usciva dalla genziana e stava lentamente salendo verso il cielo.

“Si.”, rispose la rondine rimasta quasi senza parole nell’assistere a tale spettacolo della natura.

“Solo voi con la vostra velocità potrete aiutarmi.”, disse ancora una volta il grifone rivolgendosi con aria compassionevole verso la rondine.

“D’accordo. Dimmi cosa vorresti fare.”.

“Vorrei che voi intercettaste le lacrime che stanno per cadere a terra in paese e le portaste sopra la genziana affinché cadano e nella sua cavità sprigionando quella nube magica di colore.”

“Ci puoi contare!”. Le disse la rondine e dandosi un piccolo slancio si alzò in aria prendendo quota velocemente. Una volta arrivata molto in alto, quasi che il grifone no la vedeva più, scese in picchiata verso lo stormo che la stava attendendo assieme al suo assistente. Pochi istanti e la rondine arrivò vicino allo stormo. Impartì degli ordini e assieme allo stormo si getto in picchiata verso il paese di Braulins. Lo stormo iniziò a volare bassissimo per le strade di Braulins, quasi a sfiorare terra intercettando un’infinità di lacrime e portandole sopra la genziana in continuazione. Ogni due minuti lo stormo scendeva sulle strade , intercettava le lacrime e le riportava velocemente sulla genziana rilasciandole proprio sopra la cavità interna della stessa. Le nuvolette di colore blu si addensavano sempre di più e salivano nel cielo. In poco tempo le rondini portarono una quantità immensa di lacrime e le rovesciarono sulla genziana. Le nuvolette erano diventate grandi nubi di colore blu ed in pochissimo tempo erano salite in cielo colorandolo di un magnifico colore blu. Solo poche lacrime avevano toccato la terra ed erano diventate pioggia. Come d’incanto anche il sole era ritornato a splendere ed emanava una luce fantastica. “bello…..bello…..bello…”, continuava a ripetere il grifone, mentre dal monte Brancot ammirava il fantastico spettacolo che lo circondava.

Hai fatto un bellissimo lavoro. Grazie!”

Commentò guardando la rondine che nel frattempo si era andata  posare – stanca e stremata- a fianco al grifone sul bastone di legno che indicava la cima, circondata dalle altre rondini.

“E’ proprio  un bellissimo spettacolo”, disse la rondine quasi inebetita, mentre ammirava il cielo e la luce la circondavano.

Il grifone alzò quindi gli occhi e guardò gli angeli che avevano smesso di piangere e stavano sorridendo commentando anche loro lo spettacolo che li circondava. Il grifone contento e senza dire nemmeno una parola li stava osservando. Il grifone alternava lo sguardo, guardando un po’ gli angeli e un po’ il paese di Braulins. Un l’angioletto, dopo aver parlottato con gli altri angeli, si staccò dallo stuolo e si abbassò fino ad arrivare a pochi centimetri dal viso del grifone. I due si guardarono per un istante e l’angioletto regalò una tenera carezza al grifone e si allontanò verso lo stuolo degli angeli che lo stavano aspettando, inseguito dallo sguardo sorpreso del grifone e delle rondini. Ogni parola era superflua. Dopo pochi istanti dagli occhi teneri del grifone nacquero due splendenti e luccicanti lacrime che solcarono il viso del grifone. La rondine anziana improvvisamente si alzò in volo seguita repentinamente dallo stormo e prima che le due lacrime toccassero terra, proprio a pochi millimetri dalla stessa, con una serie di acrobazie le raccolsero e le portarono sopra la genziana, rovesciandole sopra la sua cavità. In pochi istanti nel cielo blu reso fantastico da una luce magica apparve un enorme arcobaleno disegnato con dei colori stupendi. Da quel giorno le rondini, ogni volta che i nuvoloni diventano grossi e neri, iniziano il loro frenetico lavoro volando basse sulle strade quasi a toccare terra, intercettando le piccole e invisibili lacrime degli angeli riportando il sereno.

LE IMMAGINI

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mercoledì, 16 aprile 2008






“Utilità dell’alpinismo tra passato e futuro”

Un bellissimo articolo del giornalista Luciano Santin apparso sul Messaggero veneto del 26 giugno 2007.



”Chiunque abbia pensato all’argomento, ha fatto la scelta giusta al momento giusto. Perché l’alpinismo,sospeso tra presente e futuro,sta attraversando un momento di crisi. E il Cai deve decidere se seguire l’andazzo,soggiacere cioè alle logiche e ai criteri dominanti la civiltà occidentale,da poco spettacolarmente trapiantati in Oriente, o rimanere “ben tetragono” ad affermare i principi che hanno portato alla sua costituzione. Il concetto di utile al centro del convegno del Cai (sperabilmente in modo provocatorio), e oggi sostanzialmente una filiazione dell’illuminismo protoindustriale inglese, imbastardito con il consumismo al servizio del liberismo più spinto. E l’unità di di misura che adotta è quella dimensionale :utile, in ogni campo, è cio fa crescere di più in volume , e più in fretta, producendo più soldi in prospettiva immediata, come se il processo potesse continuare all’infinito. Beninteso il Club non è dentro questa versione aberrante,anzi tendenzialmente all’opposto di essa. Si trova però costretto a fare i conti con questo maelstrom;deve valutare se il nuotare controcorrente non possa portare a esiti esiziali (anche causa la concorrenza di altri), e considerare a quali e quanti compromessi sia lecito ricorrere per sopravvivere senza dannarsi l’anima. C’è da considerare in primis il fatto che il Cai è sempre stato un gruppo d’elite(diciamo di nicchia per evitare l’accusa di spocchia):trecentomila soci sono tanti, ma non più dello 0,5% degli italiani. Dunque il timore di diventare più piccoli deev contare fino ad un certo punto,anzi ,decisamente poco. Non è il numero che conta, ma la tradizione ,il prestigio ,la capacità di essere lievito,la forza delle idee. E le idee non possono essere se non quelle di godere e tutelare la montagna ,rifiutando il primato (non la presenza)delle dinamiche competitive e del tornaconto. Quando nasce ,si dice,l’alpinismo ha componenti utilitaristiche:gli studi scientifici in quota ,la ricerca dei cristalli. Bene, quello non era alpinismo:è un andare in montagna grazie al quale molti attribuiranno all’attività un valore etico-estetico intrinseco,senza subordinazioni o ricadute materiali. L’alpinismo vero è quello di Mallory e Terray, il monte scalato “perché esiste”, la “conquista dell’inutile”. La salita fatta per il piacere di farla. L’arte e lo sport, elementi dei quali nell’alpinismo sono presenti all’origine risultano felicemente gratuiti. Anche quando ci sono investimenti, questi non devono garantire tornaconti economici. Dunque i mecenati hanno finanziato pittori,letterati,musicisti,ma lasciandoli sostanzialmente liberi, e accontentandosi di vedere estrinsecato il loro talento. E si è corso,lottato,calciato, per il gusto dell’attività,talvolta con un rimborso spese, talvolta no. Poi sono arrivati i mercanti d’arte,il professionismo con contratti da milioni di euro, e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Anche l’amore,quando è tale,salta a piè pari le categorie del razionale e dell’utile(e pure amore l’alpinismo condivide qualche non secondario aspetto). Per chi le ha provate,si tratta di cose,tutte di grande soddisfazione emotiva,proprio perché anomiche,slegate dalle leggi di un mercato bulimico e autoreferenziale . Ricordandoci però di definizioni dell’utile più antiche, che prescindono dal dio quattrino e parlano di realizzazione umana, come la stessa Dichiarazione d’indipendenza americana,con il suo diritto alla “ricerca della felicità”-(forse il concetto più rinnegato nei fatti),potremmo dire che l’alpinismo è,si sommamente utile. Utile proprio nel suo affrancarsi dai doveri di una economia  che nulla hanno più a che vedere con l’etimo, ovvero l’oikos umana, il modo di abitare il mondo;per dirla in maniera più piana,utile nel rendere contenti,laddove le usanze e i ritmi della dimensione urbana e lavorativa generano molta più scontentezza che gioia. La religione del denaro si è impadronita di vaste porzioni dell’andare per monti, come insegnano la filosofia del no limits per tutti la superstrada per la valle dell’Everest,la superfetazione del Piccolo Cervino. Delle Cattedrali della Terra celebrate da John Ruskin si sono fatte spelonche di ladri  (per ricorrere ad un’altra analogia con la religione,anch’essa non priva di punti di contatto con l’alpinismo), e la sola speranza , in fondo non tanto debole sta nell’affidarsi a quelli che salgono le cime con il cuore gonfio di commozione come Valentin Stanic,con umile ed esatica gratitudine come Luc Meynet,con baldanza e soddisfazione,ma sapendo ascoltare gli angeli che cantano, come Julius Kugy (personaggi altrimenti ben diversi tra loro). Ce n’è ancora abbastanza in giro,per fortuna, di gente che scala o va per normali,godendo del plajground senza porsi il problema del grado o del “come si deve fare” (il gioco che gioca da solo,e quindi nega se stesso);gente che spesso materia di sé il volontariato sociale (e anche qui ci sono connessioni forti ed evidenti).A questi il Cai deve guardare. Se, viceversa, preferirà tradirli unendosi in qualche modo a ciò che teme di non poter sconfiggere ,cercando di allargare la propria base a qualsiasi costo,facendosi portatore di interessi altri e correnti,forse si ritroverà con qualche tesserato e qualche euro in più. Ma sarà un’organizzazione operante solo per rimanere in vita e acquisire maggior forza ,un’altra, delle tante ,che ha usato il primum vivere,deinde philosophart come alibi per sostituire ideali e valori con l’opportunismo del potere. "

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categoria:luciano santin
mercoledì, 09 aprile 2008





(Visita anche Tele Canale Montagna)


VALLONE  DELLE  CHIANEVATE.
e Rifugio Marinelli dal Passo di Monte Croce Carnico.

Guarda il resto dei filmati.

Cronaca dell'escursione.

 

Punto di partenza: Paluzza . A pochi metri dal Passo di Monte Croce Carnico. Subito dopo una galleria. Ampio parcheggio. Mt.1356

Come ci si arriva: Autostrada A23. Uscita Carnia. Direzione Passo Monte Croce Carnico.

Carta topografica necessaria: TABACCO 1:25.000 nr.09 Alpi Carniche-Carnia Centrale.

Parcheggio per auto:si

Sentieri; Cai nr.146,148,149,171

Dislivello: mt.766

Tempo impiegato per l’escursione: ore 2.30

Difficoltà: EE

Acqua:si

Telefono:0433.779177

Località:Forcella Moraretto (Paluzza.UD)

Apertura 15 giugno-30 settembre

Gestore: Tamussin Caterina, via Corona nr.3-33020 Collina di Forni Avoltri (UD) tel 0433.72094


“In questi luoghi non è per niente difficile fare un passo indietro.”

 

Dorino Bon

 

Per questa escursione è assolutamente necessaria la Carta topografica TABACCO 1:25.000 nr.09 Alpi Carniche-Carnia Centrale.

 

Queste righe non hanno la pretesa di essere una descrizione tecnica di questa escursione, ma è soltanto il racconto di una splendida giornata.

 

 
Domenica 29.7.2007

 

Arrivare in questi luoghi incantati è molto facile. Basta imboccare l’autostrada A23 a Udine Nord e via. Direzione Tarvisio. Si esce al casello autostradale  di Carnia-Tolmezzo e si prosegue verso Paluzza-Passo di monte Croce Carnico. Durante tutto il viaggio chi Ama la Montagna avrà modo di assistere a spettacoli fantastici che già gli faranno pre gustare quella che sarà la giornata. Si parcheggia l’auto nei pressi del vecchio valico confinario nell’ampio e comodissimo parcheggio. Il tempo non è dei migliori ed il cielo cerca di incutermi paura facendomi roteare sopra la testa dei buffi e ciccioni nuvoloni scuri. Il vento come sempre in questo luogo soffia e anche lui non sapendo come trascorrere il suo tempo si diverte assieme ai nuvolosi paffuti spostandoli di qua e di la, facendo comparire ad intermittenza sprazzi di cielo azzurro stupendi. Sono le 8.10 Pochi minuti e sono già pronto ad imboccare il confortevole sentiero c.a.i. nr.146 che parte da dietro il cartellone di “PALUZZA”. Un sentiero artisticamente disegnato su di un bel cartello in legno che già ci fa fantasticare su quella che sarà l’escursione. Appoggio i miei passi sul sentiero e lentamente mi lascio trasportare dalla fantasia dei miei pensieri. Mi lascio abbracciare dai spettacoli che mi circondano e mi dimentico di tutto inserendo il mio pilota automatico che stacca ogni contatto con la realtà portandomi via nel mio meraviglioso mondo della Montagna.Il sentiero nonostante il tempo non sia molto bello, mi prende per mano e mi porta a visitare tutti i suoi meravigliosi angoli, offrendomi musiche magnifiche, profumi estasianti e paesaggi che diventano preziosi quadri da appendere nella memoria. Il tempo magicamente si ferma e i pensieri giocano allegramente spingendo in alto passi che senza difficoltà mi fanno volare quasi a toccare il cielo. Ogni istante che mi viene incontro diventa facilmente, senza bisogno di mille strategie, carburante per la mia fantasia e d’impulso produce parole che si posano sulla lavagna della mia anima per poi essere riportate come disegni sull’affascinate candore della carta. E poi, come d’incanto si imprimono nei pixel per sfilare in questi angoli e farsi ammirare da voi tutti,creando almeno spero, delle emozioni. Si sale sul sentiero fino ad arrivare al bivio con il bellissimo sentiero delle Aquile da dove si può ammirare un panorama a 360° a dir poco mozzafiato. Mi giro su me stesso lentamente raccogliendo con lo sguardo ogni millimetro di orizzonte senza farmi sfuggire nulla. Gli scatti della mia inseparabile macchina fotografica si susseguono all’impazzata imprimendo nella memoria attimi che non ritorneranno  più. Quassù ogni millimetro va raccolto con cura e custodito gelosamente nel cuore e nell’anima. Tutto attorno a noi diventa una favola cullandoci teneramente. Quando arrivo in questi luoghi e appoggio il mio cuore e la mia anima,mi rendo conto di essere un Privilegiato. Ehhh si, perché poter assistere a simili spettacoli ricevendo oltretutto Preziose Emozioni significa essere dei veri Privilegiati. Mi riaffido nuovamente alla forza dei miei passi e mi lascio trasportare fino all’imbocco della scaletta. Sono le 09.30.La scaletta scende in parte riparata dalle rocce,creando un passaggio suggestivo, in cui nonostante tutti i confort del caso, è meglio sempre fare un po’ di attenzione. Quando si scende dalla scaletta si può assistere ad una scenografia degna dei più grandi artisti cinematografici. Una scenografia costruita per noi da Dio. Scendo lentamente sorretto e protetto dalle rocce imponenti che mi affiancano. Lo spettacolo continua mentre in lontananza come una gemma che brilla, mi appare la mia seconda casa, il Rifugio Marinelli. Alle 9.35 mi appare davanti agli occhi un bivio. A sinistra si prosegue dritti al Rifugio Marinelli, ma oggi decido di scoprire un’altra parte di questa escursione, quindi proseguo dritto continuando sul sentiero c.a.i. nr.149 che si addentra nello spettacolare Vallone della Chianevate. Proseguo entrando in un’attrazione naturale stupefacente. Ogni angolo, con la complicità delle luci, delle condizioni atmosferiche e dalle naturali bellezze che mi sovrastano, diventa un susseguirsi di effetti speciali. Le nuvole giocando in continuazione con le vette che mi circondano creando degli spettacoli che mi lasciano a bocca aperta scollegando automaticamente la mia mente dalla realtà. Gli spettacoli sono così belli che non faccio nemmeno caso che sta piovendo. Anche la pioggia diventa un qualche cosa di speciale, quasi un valore aggiunto. Infatti indosso il mio PONCHO e via. Due gocce di pioggia non mi fanno paura. Continuo a salire dentro allo spettacolo che Dio mi ha donato. Tutto diventa man, mano che salgo meraviglioso. Anche le gocce di acqua che mi scendono sul viso acquistano valore e hanno qualche cosa da dirmi. Bello,bello,bello! Continuo a salire e alle 10.05 incontro il bivio con il sentiero c.a.i. nr.171. Io continuo sempre sul sentiero c.a.i. nr.149 (Per Cima di Mezzo) alle ore 10.15 mi ritrovo nuovamente sul segnale del c.a.i. 149.Io continuo salendo sul sentiero che mi porta all’inizio della salita per la Cima di Mezzo. Salgo ancora sul sentiero c.a.i. nr.149. Lo scenario è da fantascienza. Mi sembra di essere all’interno di un magnifico documentario di quelli che si vedono solo in tv. Veramente un quadro che dona continue emozioni. Gli scatti si susseguono imprimendo in memoria della fantastiche immagini. Proseguo addentrandomi sempre di più nel meraviglioso calore che solo la roccia con il suo colore grigio può donare, mentre attorno a me un verde smeraldo mi abbraccia donandomi un calore ineguagliabile. Gli orizzonti diventano dei quadri astratti che si incollano alle parole e ai pensieri. Ormai, per fortuna, la natura è riuscita a fare la sua grande magia, la mia mente si è completamente scollegata dal mondo. Ormai viaggia su di una sua personale strada che crea come d’incanto delle sensazioni dal valore inestimabile. Alle 11.20 tocco le rocce che sorreggono la Cima di Mezzo del Coglians. Sento il suo importante calore e vedo in tutta la sua imponenza la cima che sta divertendosi con la pioggia e le nubi. Un silenzio suggestivo fa da colonna sonora ad uno spettacolo indescrivibile. Anche in questo caso mi fermo e giro su me stesso per un’infinità di minuti. Non voglio perdermi nemmeno un’istante. Voglio fare incetta di spettacoli per quando non potrò avere più la fortuna e Privilegio di poterli ammirare. Continua a piovere e quindi faccio dietrofront sullo stesso sentiero da cui sono salito. L’obiettivo ora è il Magnifico Rifugio Marinelli. Casa mia. (si fa per dire! Li mi sento veramente a casa!) Anche in discesa lo spettacolo diventa unico, rendendo ancora di più l’idea di dove mi trovo. Vicino al cielo , vicino a Dio!


Scendo al ritmo della pioggia,senza quasi accorgermi di lei. Quassù anche una giornata piovosa riesce a regalare momenti stupendi da scrivere e tradurre in Emozioni. Quassù ogni passo, per chi Ama la Montagna, diventa un dispensatore di pensieri che fanno diventare l’escursione stessa una vera e unica Poesia. Ed è quello che provo io ad ogni escursione. Un’Emozione interminabile che fa gioire delle piccole cose, facendole diventare delle Grandi poesie. Il sentiero continua a sollevarmi in ambienti da favola ed in poco tempo mi ritrovo davanti agli occhi il Rifugio Marinelli. E’ sempre più vicino e diventa come un faro in mezzo al mare. La sua figura mi regala sempre dei bei ricordi e mi riporta a rivivere i bellissimi ricordi del tempo. I passi mi hanno sollevato di nuovo e la mente ha disegnato bellissime pagine di vita. Il tempo improvvisamente si è rifatto vivo e la mia mente si è disconnessa. Sono davanti al Rifugio Marinelli. Mi accoglie il magnifico e simpatico pastore tedesco Cek dandomi il suo personale benvenuto ed accompagnandomi come è suo solito fare fino alla porta del Rifugio. Qui mi sento veramente a casa. Le persone che lo gestiscono, profumi, i suoni, le voci le atmosfere i colori non cambiano mai. Rimangono sempre meravigliosamente uguali a trenta anni fa. Qui è nato il Mio Amore per la Montagna. Qui è nato ESCURSIONANDO e qui ci sono le cose Vere che mi attraggono irresistibilmente. Sarà una magia, ma questa è la realtà. Da questo luogo non posso e non voglio staccarmi è impresso come un tatuaggio in ogni battito del mio cuore e nella mia Anima. E sulla terrazza del Rifugio Marinelli, mentre gli orizzonti continuano a giocare con le magie della natura, abbracciato dai preziosi Tesori che rendono stupenda questa mia Vita, innalzando al cielo la mia inseparabile birra faccio un brindisi a tutte le persone che come me Amano l'andar per monti con l’Anima.

Buona Montagna e Felice Vita da Dorino.

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Buona Montagna e Felice Vita a tutti da Dorino.

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martedì, 08 aprile 2008


ASSOCIAZIONE NAZIONALE ALPINI

Gruppo “M.o Ugo Giavitto”

TARCENTO
Sezione di Udine.

4^ EDIZIONE di CAMMINIAMO INSIEME………


Un Bellissimo modo per conoscere e Amare le Montagne, sicuramente da prendere come esempio. (Scusatemi per il ritardo nella pubblicazione!)

Ecco il nuovo programma:

Domenica 6 aprile 2008 Monte Joanaz;
Domenica 13 aprile 2008 “Nella Perla del Friuli”: Monte Bernadia;

Domenica 20 aprile 2008 Monte Mia;

Domenica 27 aprile 2008 Monte San Simeone;

Domenica 5 maggio 2008 Monte Talm;

Domenica 18 maggio 2008 Cuel di Lanis e Forcella Dolina;

Domenica 25 maggio 2008 Monte Plauris;

Domenica 1° giugno 2008 Monte Cuzzer;

Domenica 8 giugno 2008 Monte Tamai e Arvenis;

Domenica 15 giugno 2008 Monte Pal Piccolo e Freikofel;
Domenica 22 giugno 2008 Anello del Pic Cjadenis;
30 giugno 2008 al 4 Luglio 2008 Monti Sibillini

(Obbligatoria  la prenotazione entro il 01.06.2008);

Domenica 6 luglio 2008 Monte Acomizza;

Domenica 13 luglio 2008 Monte Cavallo di Pontebba;

Domenica 20 luglio 2008 Monte Tersadia;

Domenica 27 luglio 2008 Creta di Collinetta;

Domenica 3 agosto 2008 Monte Re di Rabil;

Domenica 10 agosto 2008 Monte Nebria;

Domenica 17 agosto 2008 Cima Alta dei Due Pizzi

Domenica 24 agosto 2008 Sentiero “Re di Sassonia”;

Domenica 31 agosto 2008 Punta di Montemaggiore;

Domenica 14 settembre 2008 Anello di Monte Sart;

Domenica 21 settembre 2008 Cima Pala e Monte Pedroc;

Domenica 28 settembre 2008 Monte Jouf;

Domenica 12 ottobre 2008 Castagnata:Località Musi;

Sabato 24 gennaio 2009 Veglia Verde: Gran cena.


L’Opuscolo dettagliato dell’iniziativa potrà essere ritirato anche presso la Sede sezionale dell’A.N.A. di Udine in viale Trieste nr.137.

Per informazioni più dettagliate in merito all’iniziativa:
Sede gruppo A.N.A. Tarcento, via Dante 89

Italo Rovere tel.348.2489650

Paolo Montanaro tel.335.6780860 e-mail montanaro_paolo@tin.it

Luciano Trusgnac tel.338.1569080

Silvano Rodaro tel.333.3949944

Domenico Pellegrini tel.338.7533623

Patrizio Stocco tel..0432.784105- 348.9292914 –
e-mail  iv3mts@tele2.it

 

 

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categoria:montagna, escursionismo, camminiamo insieme 2008
giovedì, 03 aprile 2008


IL SENTIERO DEL PELLEGRINO.
MONTE SANTO DI LUSSARI


UN SENTIERO DA RICORDARE CHE SARA’ CANCELLATO DA INDIVIDUI DA DIMENTICARE.



La sveglia suona dolcemente alle sei mentre a Basaldella dopo il cambio dell’ora, la luce appena dipinge il giorno.Pochi minuti per fare colazione sono già pronto come sempre carico di euforia come un bambino che deve scappare a giocare. Carico tutto sulla mia Ibiza mobile e alle 6.38 imbocco il casello autostradale di Udine Nord . Prendo direzione Tarvisio e il gioco è fatto. Mi immergo nei consueti spettacoli che mi avvolgono con dolcezza. Alle ore 7.35 esco al casello autostradale di Valbruna, mentre il mattino gioca con le sue luci e la natura, creando dei fantastici giochi di nebbia. Mi dirigo verso Camporosso e seguo le indicazioni per il Santuario del monte Santo di Lussari. Pochi minuti arrivo nei pressi della cabinovia del monte Lussari. Il giorno preannuncia un bellissimo cielo, mentre il sole inizia le danze facendomi compagnia con il suo calore e i suoi raggi.Pochi minuti e ancora seguendo i cartelli del Santuario del monte Santo di Lussari arrivo al parcheggio nei pressi di un cartellone che indica la Alpe Hutte, un bel Rifugio che dopo visiterò. Al parcheggio arrivo che sono le 7.40 circa. Il tempo di indossare gli scarponi e di caricare lo zaino in spalla e sono pronto. Finalmente si parte. Proseguo dritto sulla stradina che sale verso un piccolo centro abitato. Cento metri dopo, trovo l’inizio del sentiero molto bel segnalato. Sentiero c.a.i. nr.613. Per arrivare in cima al monte Santo di Lussari poco prima del bivio per il Santuario si prende il sentiero c.a.i. nr.617 che intuitivamente ci porta alla Croce di cima del Monte Santo di Lussari.


Domenica ho posato i miei passi, forse per l’ultima volta, sul bellissimo Sentiero del Pellegrino che dolcemente ci “portava” in cima al monte Santo e ribadisco SANTO di Lussari. Ogni passo posato sul meraviglioso e fantastico tappeto di neve mi ha regalato Emozioni bellissime che custodirò gelosamente nella mia memoria , sfogliandole di tanto in tanto come si fa con un bel libro. Un’escursione indimenticabile che come in ogni occasione è diventata una magnifica poesia di Montagna che con la compagnia dei suoi spettacoli mi accompagna lungo il sentiero. Ancora una volta i miei semplici passi mi hanno portato in alto nel mio modo antico di andar per monti sollevandomi prepotentemente e staccandomi dalla terra del nulla. L’unico grande modo che conosco di andar per monti , contraddistinto dal Silenzio, dalla fatica e dal Sudore. Lassù tra le mie nuvole, dove adoro posare i miei passi e la mia anima,  esiste ancora  un mondo affascinante Puro e di Valore dove tutto si guadagna solamente con la fatica e il Sudore. Un mondo in via di estinzione che tengo ben lontano dal consumismo, dalla fretta,dai primati, dai tempi,dall’agonismo,dai gps, dal chiasso, dal denaro, dalla politica, dal tecnologico, dall’eccesso,dal super. Un mondo dove ancora posso salire lentamente assaporando la gioia di ogni passo, rubando metro dopo metro preziosi silenzi, ineguagliabili saluti. Sono salito attratto dalla forza stupenda del cielo aggrappandomi alla musica di un ruscello, scappando dal nulla degli schiamazzi e dal rumore inquinante della città, scomparendo in compagnia della mia sempre più amata Solitudine. E passo dopo passo l’azzurro mi ha catturato portandomi via, mentre il Sentiero mi abbracciava forte con il suo calore come in un batuffolo di cotone, regalandomi stupendi pensieri, che con la complicità di luci e suoni surreali, creavano parole e frasi che avrebbero ballato su fogli bianchi di carta stampata.

Passo dopo passo sono salito lasciandomi guidare da impronte di Passione che hanno disegnato la via giusta verso il cielo . Una via di Tradizioni,Storie,Culture e lingue diverse che ha saputo unire meglio di qualsiasi altra politica tre Popoli diversi, uniti da un’unica Grande passione che è la cima del monte Santo di Lussari. Una affascinante cima che ha sorretto migliaia di Uomini,Donne e Bambini donando loro, in cambio di sacrificio,sudore e fatica, Spettacoli impagabili dal valore inestimabile. Ed infine da ogni stupendo istante che mi è stato regalato dai passi, come sempre ho riflettuto in compagnia della lentezza e sono arrivato ad una mia piccola e sgangherata conclusione, non certo per far polemica, che non è nelle mie abitudini, ma per far riflettere anche chi è delegato, forse suo malgrado, ad amministrare moralmente quelle che sono le varie associazioni che raggruppano i “nuovi alpinisti”…………….forse non è il caso di fare un passo indietro e insegnare a queste persone quella che è la Spiritualità della Montagna prima ancora di insegnare tutte la tecnologiche tecniche dell’Alpinismo? Non è il caso forse di ritornare ad insegnare che la Prima Regola da insegnare , con molta naturalezza, a chi va per sentieri è quella sacrosanta di SALUTARE CHIUNQUE SI INCONTRI SENZA MAI LASCIARE CHE GLI ALTRI LO FACCIANO PER PRIMI?!!!!. ..ehhh si Signori , proprio così, fateci caso……..Anche Domenica mentre salivo sul sentiero del Pellegrino, pochissime persone hanno risposto al mio saluto e guarda caso mi è parso di capire che queste persone , tra l’altro erano pure straniere. Penso che sia inutile fare un 7° grado oppure raggiungere altezze impronunciabili se non si ha la gioia di donare e ricevere il più bello dei saluti. Io penso che il segreto sia proprio tutto nel saper ritornare indietro e vivere la Montagna con Spiritualità salendo in cima con l’Anima prima che con gli scarponi.

 

Buona Montagna a tutti e felice Vita da Dorino.

IL SITO DEL SANTUARIO DEL MONTE SANTO DI LUSSARI.

GUARDA  ANCHE  LO  SPECIALE  SU  TELE  CANALE  MONTAGNA





































































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